Una ferita non visibile, ma scolpita nell’anima. In “Donna ferita”, il legno di noce – scuro, denso, vibrante – diventa custode di un dolore composto, antico, silenzioso.
La figura si piega, ma non cede. Porta con sé la memoria del colpo e la dignità di chi resiste. Hevzin incide il dolore senza urlarlo, lo lascia respirare nelle ombre delle venature.
Opera intensa, introspettiva, che parla del vissuto femminile con delicatezza e rispetto. La scultura non mostra la sofferenza: la evoca, lasciando spazio all’empatia dello spettatore.